Caro Ruggero, apprendo dai mezzi di comunicazione che hai iniziato lo sciopero della fame per protestare contro un provvedimento dell’Amministrazione Comunale di Calolziocorte, che non intende pagare i pasti ai docenti che svolgono servizio di vigilanza attiva nelle scuole.
La notizia mi ha molto colpito, perché ti conosco da tempo e sono certo che a spingerti ad una decisione così forte non è certo un interesse venale, anche se importante come la mensa, ma ritengo sia la profonda indignazione nel constatare come da qualche tempo il ruolo del maestro sia dileggiato e disprezzato.
Sì, la gran parte dei provvedimenti assunti ultimamente dal Governo contro la scuola, di ogni livello, portano il segno del disprezzo per la figura del maestro, dell’educatore, di quanti hanno un compito fondante nella formazione e nell’educazione dei nostri figli. Com’è possibile guardare al nostro futuro con serenità e fiducia se ai nostri ragazzi e ai nostri giovani neghiamo gli strumenti per acquisire i saperi, per crescere come cittadini responsabili e consapevoli?
Quando un maestro decide di assumere una forma di protesta non violenta verso gli altri, che però può segnare il proprio corpo, come nel caso di un digiuno prolungato, non lo fa solo per avere il diritto al pasto, ma per difendere la scuola come luogo dove le competenze dei docenti, la voglia di crescere dei ragazzi e le aspettative delle famiglie, concorrono ad elevare il livello culturale, sociale e di civiltà del nostro Paese.
Caro Ruggero, scusami se non posso fare di più che essere solidale e vicino alle ragioni che stai manifestando. Mentre ti ringrazio per non aver ceduto al conformismo e alla rassegnazione, confido che la tua protesta sia raccolta e condivisa da altri.
Ciao, con affetto,
17 novembre 2009
Angelo Gandolfi
Monte Marenzo