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Scritto Mercoledì 19 maggio 2010 alle 19:32

La crisi c'è e non è finita ma nel
nostro Paese per salvare gli speculatori
finanziari si puniscono sempre i soliti

Lecco

Anche questo mese siamo costretti a segnalare l’andamento della crisi nella nostra provincia, numeri sempre più grave e senza nessun segnale di inversione di tendenza.
Cominciamo dai lavoratori posti in mobilità (un termine elegante che equivale al licenziamento) nei primi 4 mesi del 2009 erano 528, nello stesso periodo di quest’anno siamo a 611, un aumento del 16%.
La cassa integrazione ordinaria passa da 2.214.740 ore a 3.322.436 ore, mentre la straordinaria da 498.846 a 2444.938 ore.
La cassa in deroga subisce un aumento stratosferico, da 139.46 a 811.165 ore.
I settori più colpiti sono l’industria con un aumento del 214%, l’artigianato con un incremento del 546% e il commercio con un aumento del 3335%.
L’aumento della cassa integrazione nel settore commerciale segnala che la crisi sta coinvolgendo pesantemente anche i consumi delle famiglie, così come preoccupa moltissimo l’incremento dell’utilizzo della cassa integrazione straordinaria, è il segnale, purtroppo inequivocabile del cambio di segno della crisi.
La Cassa ordinaria è infatti utilizzata per contrazioni temporanea del mercato, o per difficoltà contingenti, mentre quella straordinaria è concessa per crisi strutturali e irreversibili.
Da ormai 15 mesi denunciamo questa situazione, è fondamentale l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, ma non è ne sufficiente ne risolutivo, sono sempre più necessari interventi di politica industriale, così come non è più rinviabile per il nostro territorio un “tavolo di regia” dove tutte le parti sociali assieme alle istituzioni progettino il futuro del nostro territorio.
La chiusura di aziende, o il loro forte ridimensionamento stanno diventando quasi una consuetudine, per quanto ci riguarda non ci rassegneremo mai a questo stato di cose e continueremo con testardaggine a rivendicare il diritto al lavoro, ad un lavoro stabile e dignitoso, equamente retribuito e con tutti i diritti previsti da leggi e contratti.
Il Governo fino a pochi giorni or sono faceva proclami:  la crisi è finita, vediamo l’uscita dal tunnel,  il peggio è alle spalle; era una gara tra ministri per sfoderare ottimismo, oggi si prospetta una manovra “lacrime e sangue”.
Abbiamo il fondato timore che ancora una volta a pagare saranno i soliti noti, lavoratori a reddito fisso e pensionati, viviamo in un paese molto strano, per salvare le banche e gli speculatori finanziari le risorse si trovano sempre poi il conto inevitabilmente lo pagano sempre quelli.

 

Alberto Anghileri
Segretario generale Cgil Lecco



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