
Con una comunicazione essenziale inviata ai quattro dirigenti scolastici degli Istituti meratesi - che gli fa onore come uomo e come amministratore pubblico - il sindaco di Merate Andrea Robbiani invita a mantenere esposto nelle aule il crocifisso. Il giovane sindaco leghista, espressione della coalizione di centrodestra, non si dilunga in inutili e superficiali dissertazioni, ma si limita ad esprimere un invito che non sarà disatteso perché non ve ne è ragione. Il testo della sua comunicazione contiene una inesattezza laddove afferma che la sentenza della Corte Europea ha fatto venire meno l’obbligo di esporre il Cristo in croce nelle aule scolastiche. Un obbligo in tal senso non c’è mai stato. Nessuna legge dello Stato lo ha mai imposto. L’esposizione era e rimane una facoltà lasciata alla sensibilità e alla volontà altrui (in questo senso regge il richiamo alla tradizione) e come tale può incontrare, in futuro, dissenso come è avvenuto nel caso della causa intentata da un cittadino italiano. Nel solco della decisione presa dal Vaticano e dallo Stato Italiano nel 1984 la religione cristiana non è più religione di Stato. Se ne deduce che almeno da un quarto di secolo (ma anche prima) per decisione consensuale e interessata i simboli religiosi trovano la loro precipua collocazione negli ambienti ad essi dedicati, ovvero Chiese, Oratori e luoghi di culto in senso lato. Questo non impedisce che per decisione di singole autorità il Crocifisso possa (non debba) essere esposto anche in altri luoghi pubblici come le scuole. Ma si tratta sempre e solo di una facoltà rimessa alla singola autorità scolastica. Facoltà che può essere eccepita da chiunque in qualunque momento senza che si debba urlare all’attacco alla civiltà e alla cultura dei nostri popoli. Con la sua misurata iniziativa il sindaco di Merate si è mosso con intelligenza e gliene va dato atto.
A.F.
