
?Il nostro dipendente non si ? presentato al lavoro all'inizio del turno, senza avvertire e costringendoci a sostituirlo in tutta fretta con un collega che ha effettuato lavoro straordinario. Non siamo dei mostri, ? stato licenziato con una motivazione?. Michela Balbiani ? il datore di lavoro di ?Alex?, 37enne residente a Paderno d'Adda e da 12 anni impiegato presso la ?Bigarella Distributori Automatici? di Cassano d'Adda, salito agli onori delle cronache nazionali dopo essere stato liquidato dall'azienda poich? impossibilitato a rispettare i nuovi orari di lavoro per poter accompagnare il figlio di 4 anni all'asilo comunale. ?Abbiamo ricevuto mail minatorie e stiamo vivendo una situazione molto spiacevole da quando sono uscite a mezzo stampa alcune dichiarazioni in merito alla sua situazione? ha spiegato la signora Balbiani, molto scossa per l'accaduto. ?Negli ultimi mesi del 2009 la nostra azienda ha perso 536.000 euro e siamo stati costretti a mettere in cassa integrazione 9 lavoratori su 25 da gennaio di quest'anno. Il signore di Paderno aveva chiesto espressamente di essere reinserito nell'organico appena possibile. A marzo 2010, quando la situazione economica si ? un po' risollevata, gli abbiamo proposto di riprendere il lavoro con un orario diverso, dalle 7.00 alle 16.00 invece che dalle 8.00 alle 17.00. In un periodo del genere dobbiamo tenerci stretti i clienti che abbiamo e molti di loro non sono disposti ad aspettare oltre un certo orario per la ricarica dei distributori automatici e delle macchinette del caff?. Il signor Alex inizialmente si ? detto disponibile ai nuovi orari, contrattando con noi di iniziare alle 7.30. Al termine della settimana mi ha comunicato, dopo aver contattato i sindacati, che quella successiva avrebbe iniziato alle 8.30, nonostante gli accordi fossero altri e gli avessi spiegato che non era fattibile. Quando si ? presentato gli ? stata consegnata la lettera di licenziamento. Sono anche io una madre e mi rendo conto delle difficolt? di due genitori che devono combinare gli orari lavorativi e quelli della scuola. Un altro dipendente aveva lo stesso problema e gli abbiamo concesso una settimana per organizzarsi, e ora lavora dalle 6.00 del mattino?. Ad Alex il cambiamento di orario ha creato problemi pratici non indifferenti. ?Mia moglie lavora su due turni e due settimane al mese esce di casa prima delle 6.00, sono io che tutte le mattine accompagno il bambino all'asilo? ha spiegato. ?Con l'orario di prima uscivo di casa alle 8.00, lo portavo a scuola (prima di quell'ora non li accettano) e mi recavo in azienda per iniziare il mio giro di consegne. Da gennaio sono a casa a zero ore, altri miei colleghi hanno trovato altro e si sono licenziati ma ? difficile trovare un lavoro al giorno d'oggi. Quando mi hanno richiamato sono stato assegnato alla consegna in grosse aziende e ospedali, con il conseguente cambio di orario. Attraverso i sindacati ho fatto presente all'azienda la mia situazione e cercato una mediazione, comunicando tramite lettera che la settimana successiva avrei dovuto accompagnare il bambino all'asilo e non avrei potuto quindi presentarmi cos? presto. Non ottenendo alcuna risposta, una volta giunto al lavoro mi sono ritrovato la lettera di licenziamento con effetto immediato?. Questo ? successo il 14 aprile e nella giornata di marted? 18 maggio Alex, i rappresentanti sindacali e quelli dell'azienda si incontreranno davanti ad un conciliatore. ?Alcuni dei nostri dipendenti verranno con me all'incontro e mi sosterranno, tanto per dire quanto siamo crudeli nei loro confronti? ha spiegato Michela Balbiani. ?Sar? difficile trovare un accordo se il signore continua ad avanzare certe pretese, gli abbiamo anche proposto di continuare la cassa integrazione e nel frattempo cercare altro ma ci ha risposto negativamente?. Alex ? in cerca di un nuovo impiego ora pi? che mai, visto che la sua famiglia sta fronteggiando le spese mensili con un unico stipendio. ?Non credo si arrivi ad una soluzione ma visto il clima che si ? creato non sarebbe facile tornare a lavorare l? ha spiegato Alex. ?La cosa triste ? che dopo 12 anni di lavoro si pensa che l'azienda possa venirti incontro, invece contano soltanto gli affari e non c'? posto per l'umanit?. Anche i datori di lavoro hanno le loro ragioni: ?Comprendiamo le esigenze dei lavoratori e gli siamo sempre andati incontro nei limiti del possibile, ma l'attivit? dell'azienda deve andare avanti?. Se le parti non troveranno un accordo la questione dovr? essere risolta per vie legali.
?
R.R.