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Scritto Martedì 18 maggio 2010 alle 20:02

Olgiate M.ra: è scomparso Luigi Piemari
Ultimo reduce della campagna di Russia

Olgiate Molgora
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Luigi Piemari Cereda


Nei suoi occhi, per anni, sono scorse le immagini di guerra. Quella guerra che gli ha rubato 7 anni di vita, i più belli e vitali, catapultandolo nella tragedia e nella sofferenza di chi è costretto al fronte per ragioni più alte che spesso non comprende, ma che deve per forza accettare pena la fucilazione. Ai famigliari, amici e conoscenti che andavano a fargli visita raccontava spesso quanto visto in trincea, con coetanei morti di fame o di freddo o sotto i colpi dell`artiglieria. La sua memoria era lucida e viva e anche durante uno degli ultimi ricoveri in ospedale al compagno di stanza aveva trasmesso quelle parentesi di storia e dolore. Luigi Piemari Cereda, classe 1920, era uno degli ultimi reduci, molto probabilmente l`ultimo, della campagna di Russia ancora in vita nel nostro territorio. Lunedì sera, poco dopo le 18.30, è morto in una camera da letto dell`ospedale di Merate. Vicino a lui, per l`ultima carezza la figlia Anna.

Nativo di Perego, ma residente nella frazione Monticello di Olgiate Molgora a vent`anni aveva vestito i panni militari ed era partito per la guerra. Prima sul fronte francese, poi in Albania ed infine in Russia. Rientrato dalla guerra nel 1945, raggiunta Milano era stato “avvistato” in stazione da un compaesano che di tutta fretta era tornato a Olgiate ad avvisare la famiglia. E lì, sulla salita di Via Sant`Antonio si era visto venire incontro la madre, pronta a stringerlo in un caloroso abbraccio, seguita da tutto il paese. A provarlo maggiormente era stata la campagna di Russia. La prigionia nelle freddissime terre dell`est era stata terribile. La temperatura scendeva fino a -60° e, ricordava spesso Luigi, “noi eravamo vestiti solo di stracci, con ai piedi non le scarpe ma pezzi di cartone”. Durante i 52 giorni di tradotta attraverso l`Ucraina le popolazioni, vedendo quelli che più che uomini erano scheletri, gettavano loro le aringhe salate da mangiare e “noi per dissetarci leccavamo la brina che si formava sui vagoni del treno. Non c`era altro”. Tra i ricordi più cari c`era anche quello dei due fratelli Cantù, originari di Carnate, che separati dalla guerra si erano ritrovati al fronte. “Un giorno durante una pausa un soldato aveva inciampato nei piedi di un altro e quasi cadeva. Ad alta voce aveva detto, con il tipico accento brianzolo: “Ma cosa fai?”. L`altro sentendo una cadenza famigliare aveva chiesto informazioni e, tra lo stupore generale, i due fratelli si erano ritrovati. Erano talmente magri, malmessi e denutriti che non si erano riconosciuti”. Al ritorno dalla guerra Luigi pesava 32 kg. A Monticello, sposatosi con Giulia e messa al mondo la loro unica figlia Anna, aveva ripreso l`attività di fruttivendolo del papà ed era diventato il punto di riferimento della frazione.

Lunedì, all`età di 89 anni, Luigi è morto e con lui se n`è andato un pezzo di storia, forse tra i più dolorosi e terribili di tutto il 20° secolo. I funerali si svolgeranno nella parrocchia di San Zeno nella giornata di mercoledì 19 maggio alle ore 15.


S.V.



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