A proposito di carenze di personale infermieristico, problema che attanaglia da tempo la sanità pubblica, vorrei dare il mio contributo attraverso l`esperienza di genitore di una studentessa al secondo anno che frequenta proprio il polo universitario lecchese.
E` risaputo che il polo universitario lecchese non "sforna" annualmente un numero di infermieri sufficiente a soddisfare il reale fabbisogno locale e che esiste una consistente carenza di organico così come del resto a livello nazionale. Si parla di molte iniziative messe in campo per rilanciare la figura professionale dell`infermiere considerato sia l`allungamento del percorso formativo e di studio (è necessaria la laurea) sia le mansioni che andrà a ricoprire di evidente grande responsabilità e sacrificio. Si parla anche della necessità di rendere l`attività infermieristica appetibile per i giovani che devono scegliere il corso universitario in quanto non è sufficiente la prospettiva dell`immediato sbocco professionale ad attirare verso questo impiego. Credo che oltre alla rispettabilissima mostra fotografica ed al cortometraggio, che dovranno far conoscere lo straordinario lavoro che compiono all`interno dei nostri ospedali gli infermieri, sia necessario urgentemente mettere in atto delle soluzioni concrete e tangibili. Sicuramente dopo un difficile percorso universitario triennale quello che aspetta questi laureati è un lavoro di grande responsabilità e sacrificio con turni massacranti organizzati su 365 giorni all`anno, compresi sabato, domenica e festivi, per uno stipendio mensile che non supera 1.500 euro e che non può che considerarsi assolutamente inadeguato.
Lo studente universitario ha di fronte tre lunghi anni durante il quale sarà impegnato da ottobre a luglio alternando la frequenza obbligatoria alle lezioni in aula (dalla mattina alla sera) al tirocinio in corsia. Detto tirocinio, naturalmente fondamentale per la formazione, purtroppo nella realtà è un vero e proprio sfruttamento dello studente dovuto alla carenza di personale. E` così che i turni del tirocinante vengono organizzati per sopperire alle assenze per ferie, maternità etc. dei dipendenti e questi dovranno coprire turni, anche notturni, a volte più pesanti addirittura rispetto a quelli del personale stipendiato. Oltretutto il tirocinante viene adibito a tutt`altre mansioni rispetto a quanto è stabilito nel mansionario a discapito dell`acquisizione di professionalità finalizzata al conseguimento della laurea e causando uno stato di frustrazione che spesso ha come conseguenza una grande mortalità dagli studi (basta vedere quanti studenti si perdono nel passaggio dal primo al terzo anno - da 150 a 40). Consideriamo inoltre che lo studente nel frattempo deve anche studiare e superare numerosi esami.
Inoltre, spero non per spirito di sadismo ma per verificare la dedizione al sacrificio da parte dei futuri infermieri, il tirocinio deve essere svolto nelle sedi, guarda caso, sempre lontane dalla residenza senza possibilità alcuna di scambio con altro studente. E` così capita che chi abita a Sondrio va in qualche corsia di un reparto a Merate e viceversa.
Sembrerebbe che (il condizionale è d`obbligo perchè non è questione che non si vuole venga chiarita) il tirocinante dovrebbe effettuare non più di cinque ore in corsia non lavorando sabato, domenica e festivi. Praticamente rispettando il calendario di tutti gli studenti di altre facoltà senza penalizzazioni.
Pensate che un qualsiasi studente di giurisprudenza, economia, scienze della formazione, matematica, lettere, architettura etc. etc. non ha la frequenza obbligatoria. Ciò comporta il fatto che non si deve recare in università tutti i giorni con notevole risparmio per spese viaggio e pranzo e magari può anche dedicarsi a qualche lavoretto che gli consente di guadagnare qualcosa per non gravare completamente sulla famiglia. Lo studente di infermieristica invece deve farsi mantenere totalmente dai propri genitori con delle spese, proprio derivanti dalla frequenza obbligatoria e dal tirocinio nei posti più disparati, piuttosto ingenti. Non parliamo poi di tasse universitarie e dell`esonero concesso, non agli studenti di queste professioni carenti, ma a chi sceglie ad esempio la facoltà matematica e fisica!?!?
Certo che se mia figlia raggiungerà la laurea (ed uso il condizionale proprio perchè il percorso è talmente difficile e di sacrificio che non mi stupirei se rientrasse nella grande percentuale di chi lascia) sarò orgoglioso della professione che svolgerà al servizio di chi ha bisogno ma non potrò non pensare ai sacrifici che ha richiesto sia per lei che per noi genitori farle raggiungere quel risultato e se ne sarà valsa veramente la pena. Perchè un semplice impiegato con un diploma di scuola superiore sicuramente guadagna lo stesso stipendio senza i sacrifici che vengono chiesti agli infermieri e senza i costi che stiamo subendo noi.
A chi governa qualche semplice suggerimento per risolvere l`annosa questione ed attirare concretamente i giovani a questa professione e soprattutto farli arrivare in fondo agli studi:
- riduzione sostanziale del costo delle tasse universitarie;
- cessazione dell`abuso dei turni di tirocinio che rispettino il calendario scolastico ed un numero di ore che consideri gli impegni di studio;
- agevolazione delle sedi di tirocinio il più vicino possibile alla residenza al fine del risparmio sia economico che in termini di stress.
- adeguamento dello stipendio in considerazione del fatto che sono laureati con grandi responsabilità e con turni lavorativi che richiedono una vita intera di sacrificio.
Questo potrebbe veramente dare una spinta ai giovani nella scelta della professione di infermiere.
Tutto ciò per risolvere un problema sociale (carenza di infermieri negli ospedali) e per dare finalmente dignità ad una professione.
Ringrazio per l`ospitalità.
Alessandro S.