Terzo appuntamento 2010 con l’Osservatorio rapido a cura del Centro Studi di Confindustria Lecco, l’indagine rileva le tendenze dell’andamento economico produttivo e dell’andamento occupazionale. In questa edizione vengono inoltre monitorati l’andamento dei prezzi e le dinamiche di approvvigionamento delle materie prime e la situazione creditizia con particolare riferimento agli impieghi dei finanziamenti concessi.
La tenue ripresa mostra segnali di fragilità: i dati di maggio indicano una lieve frenata per ordini e produzione, mantenendo sostanzialmente i volumi sui livelli di aprile.
In dettaglio, per quanto riguarda la dinamica degli ordini, l’indagine rapida segnala che il 34% del campione attesta un aumento della domanda (era il 46% nella scorsa edizione), il 44% una situazione stabile (38% nella scorsa edizione) e il 21 % una diminuzione (era il 16% nella precedente indagine).
“Tiene” l’export: le imprese del campione segnalano nel 39% dei casi un aumento degli ordini all’estero confermando il dato di aprile, il 46% indica una stabilità, mentre il 15% rileva una riduzione (era il 19% nella precedente edizione).
A soffrire è in particolare il mercato interno: il 28% delle aziende campione descrive una diminuzione della domanda, oltre il 10% in più rispetto a metà aprile.
I livelli produttivi seguono una dinamica sostanzialmente sovrapponibile a quella della domanda: il 35% del campione comunica un incremento (era il 47% nella scorsa edizione), il 54% segnala stabilità (39% in precedenza) il 12 % una diminuzione (il 14% in precedenza).
Le previsioni per le prossime settimane confermano la lentezza della ripresa: il giudizio dominante è infatti il mantenimento delle performance attuali (70%), solo il 20% propende per una possibile crescita, mentre il 10% segnala una probabile diminuzione di ordini e produzione.
La dinamica degli insoluti descrive, pur in un quadro di stabilità, un lieve miglioramento: le aziende del campione indicano nel 9% dei casi una diminuzione, mentre il 77% conferma le difficoltà a riscuotere il credito. Il 14% segnala invece un incremento, l’8% in meno rispetto al dato di aprile.
Per quanto riguarda le materie prime l’ 82% delle imprese che partecipano all’indagine comunica un aumento dei costi associati all’approvvigionamento dei metalli nell’ultimo mese (da metà aprile a metà maggio), 71% indica prezzi in crescita anche per gli altri materiali.
L’incremento più significativo si registra per i metalli e si assesta prevalentemente tra il 6 e il 15%, con punte fino al 50%, per il solo ultimo mese, aumento che si somma ai precedenti facendo rapidamente salire le percentuali.
L’indagine rileva le strategie che le aziende intendono adottare per far fronte all’aumento dei prezzi delle materie prime: il 37% aumenterà le scorte, il 34% procederà ad acquisti spot, solo 4% farà ricorso a strumenti derivati per contenere l’aumento dei costi.
Oltre ai problemi legati al prezzo il 45% delle imprese registra difficoltà che riguardano tempi di consegna e quantità richieste.
In relazione ai rapporti tra imprese e istituti di credito l’indagine descrive una stabilità: in particolare il 91% delle imprese campione indica un mantenimento delle condizioni attualmente praticate, il 7% rileva un peggioramento, il 2% un miglioramento.
Per quando riguarda gli impieghi dei finanziamenti ottenuti il 34% del campione li ha utilizzati per investimenti, in particolare in ambito produttivo, il 27% per liquidità a breve termine, il 20% per la disponibilità a medio termine, il 9% per spese in ricerca e sviluppo ed il 7% come copertura delle variazioni assunte del prezzo delle materie prime.
L’andamento occupazionale si mantiene sui livelli di sostanziale stabilità, confermando le indicazioni rilevate nella scorsa edizione (il 77% delle imprese comunica il mantenimento della forza lavoro, il 9 % in aumento, il 14% in diminuzione).
Le prospettive confermano la stabilità: l’84% delle imprese del campione indica il mantenimento dei livelli, il 12% il ribasso e il 4% una crescita.
L’andamento occupazionale, alla luce dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, rimane un fattore da monitorare con attenzione, anche in previsione dell’esaurirsi dei periodi di cassa attivati dalle aziende.