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Scritto Venerdė 21 maggio 2010 alle 09:14

PGT Merate, Vivenzio: usciamo dalla
logica dei sė e dei no Discutiamo e discuteremo
di progetti, strategie, indirizzi

Merate
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Il vicensindaco Massimiliano Vivenzio


Gentile Direttore,

leggendo il Suo editoriale ho scoperto che il mio nome è tornato alla ribalta per la questione PGT.

Premetto che ho ritenuto doveroso intervenire affinché venisse chiarito il ruolo che, attraverso i suoi componenti in Giunta, il PDL di Merate sta portando avanti per dare contenuto al PGT.

Ancor più se il lavoro di intere serate viene sintetizzato nella definizione "palazzinaro".

Certamente non posso impedire a nessuno che le idee poste sul tavolo possano essere così sintetizzate, ma mi consenta di ritenerla una lettura semplicistica, o addirittura strumentale quando è abbinata in forma "comparativo" alle idee degli alleati della Lega.

Ricorderà la lunga telefonata intercorsa con Lei proprio su questo argomento, quando qualcuno tra noi aveva battuto i pugni sul tavolo rivendicando quei contributi che da gennaio ad oggi avevamo apportato e che al quinto mese di gestazione del PGT apparivano ancora "diafani".

Sì, Direttore, perché è questo su cui si è discusso (e, aggiungo, non si smetterà di farlo): progetti, strategie, indirizzi, il più possibile concreti o concretizzabili.

Vogliamo svilupparli in termini ancor più comprensibili? Cittadella della salute, area sportiva, rete di servizi a favore dei diversamente abili, mobilità alternativa e parcheggi di prossimità, rete di mobilità lenta, rete parchi cittadini, sviluppo del distretto del commercio e se arrivano altri contributi ben vengano.

Non è questioni di volumetrie, mi creda.

Si potrà anche discutere sull`opportunità o meno di edificare su un singolo terreno a Sartirana, ma si tratta di un aspetto (mi passi il termine) non decisivo di fronte ad un quadro generale che coinvolge anche altri temi, a noi molto più cari.

Come ho detto in un recente incontro con tutti i componenti di Giunta, ci vuole coraggio.

Perché il PGT è soprattutto dimostrazione che per la città esistono strategie e che non si guarda al territorio come un reticolo su cui apporre bandierine verdi o rosse.

Occorre uscire dalla logica del mero esercizio di potere, dal "consentire" o "non consentire" in nome del principio di discrezionalità amministrativa.

Questo è accaduto negli anni passati e le conseguenze dei "si" e dei "no" inadeguatamente motivati sono sotto gli occhi di tutti.

Ben venga, allora, una passeggiata se aiuta a comprendere le ragioni di certe scelte.

Aristotele insegna; magari cercheremo di essere più pratici e meno filosofici.

Se poi anziché chiamarmi "ragazzo del coro" mi chiamerete "sartiranetico" non mi offenderò.

Certamente non sarà la prima, né l`ultima passeggiata.

A Sartirana di passeggiate ne ho già fatte, molte intorno alla stazione radio base telefonica.

Ho fatto passeggiate anche a Brugarolo, per comprendere i disagi di abitanti che vivono in prossimità di scarichi aziendali o impianti di lavorazione degli inerti.

Ne ho promessa anche una con lei, affinché mi conduca alla scoperta di un percorso di alto valore naturalistico.

Magari potremmo farla insieme all`assessore Zanmarchi con cui stiamo valutando la possibilità di dar vita al progetto di accompagnamento nonni-nipoti attraverso i luoghi della tradizione locale; certamente ne farò uno con i bikers del luogo per tracciare nuovi percorsi per le due ruote.

Concludendo, alla domanda se andrò a passeggiare a Sartirana, tra lotti inedificati, le rispondo che lo farò, per quanto non rientri nelle mie prime aspirazioni e non sia una mia idea.

Poi dirò cosa penso, senza essere condizionato da nomi e cognomi, perché in tutta franchezza, Direttore, è proprio questo il problema che agita gli amici della Lega (e non solo loro).

Glielo dico senza quel pudore al quale mi invita, perché mi ritengo libero di esprimere i miei pensieri, senza restare ingabbiato dalla delega assegnatami o dalla appartenenza ad un partito.

E` attraverso la libertà che passa il giudizio.

Alberico Fumagalli che stimo e seguo costantemente nei suoi editoriali concluderebbe con un una battuta di Sciascia.

Io mi permetto di scomodare (visti i luoghi in cui si svolgono i fatti) il Manzoni ricordando che quello che conta di più è la storia che si narra.

I nomi (ed i cognomi) diceva il poeta, sono solo "accidenti".

Goodmorning Merate!

 

Massimiliano Vivenzio



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